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VULVODINIA: UN FASTIDIO CHE SI PUÒ CURARE

14-02-2023 09:38

Dott. Tommaso Stassi

TERAPIA STRUMENTALE, TERAPIA MANUALE, MAL DI TESTA, ATM, terapia manuale, perineale, pelvico,

VULVODINIA: UN FASTIDIO CHE SI PUÒ CURARE

La vulvodinia colpisce in Italia circa il 15% delle donne.Si presenta soprattutto in età fertile ma si puo presentare dalla pubertà alla menopausa.

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La vulvodinia colpisce in Italia circa il 15% delle donne.

Si presenta soprattutto in età fertile ma si puo presentare dalla pubertà alla menopausa.

 

DI COSA SI TRATTA ?

 

La vulvodinia è un disturbo che viene descritto dalle pazienti come un bruciore e/o un dolore persistente all’ingresso della vagina e nella zona che la circonda, la vulva. A questi sintomi è associata l’ assenza di evidenti lesioni cutanee o della mucosa. Può colpire a tutte le età, dall’adolescenza alla menopausa e può, potenzialmente divenire un disturbo permanente con cui a volte imparare a convivere. Il consulto dal ginecologo dovrebbe essere in prima istanza il momento in cui escludere altre cause.

Il disturbo principale che caratterizza la vulvodinia è un dolore persistente, solitamente limitato alla zona vulvare, senza alcuna lesione visibile. In alcuni casi il dolore, anche come fitte o scosse, può estendersi alla regione dei glutei, all’ano e nella regione interna delle cosce.  

Può essere continuo, pungente o provocare una sensazione di bruciore, anche molto intenso. 

Può comparire con un contatto o essere spontaneo, come avviene durante un rapporto sessuale o con l’inserimento di un assorbente interno o esterno. Spesso è difficoltoso anche sedersi o accavallare le gambe per la presenza del dolore o del bruciore.

 

Possiamo classificare due tipi di vulvodinia:

- spontanea, cioe avvertita in assenza di stimolazione

- provocata, a seguito di una stimolazione, come una penetrazione vaginale o anche un semplice contatto.

 

 

Inoltre viene distinta in generalizzata, quando il disturbo interessa tutta l’area vulvare, e localizzata, quando il disturbo è limitato a zone precise (come il clitoride o il vestibolo).

La vulvodinia provoca sintomi come bruciore, irritazione, secchezza, sensazione di abrasione, tensione, sensazione di punture di spillo, disepitelizzazione, percezione di avere tagli sulla mucosa e gonfiore.

 

Si differenzia bene dal semplice prurito. 

E spesso associata al  vaginismo, un altro disturbo che è responsabile di dolore e difficoltà alla penetrazione a causa della contrazione involontaria dei muscoli che la circondano. Altre condizioni che possono associarsi alla vulvodinia sono la cistite (dolore alla vescica), i dolori mestruali e la sindrome del colon irritabile.

QUALI SONO LE CAUSE ?

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Le cause della vulvodinia sono varie e possono essere:

- infezioni batteriche o micotiche vaginali e vescicali;

- predisposizione genetica alle infiammazioni;

- lesioni del nervo pudendo dovute al parto a o traumi;

- ipercontrattilità vulvo-perineale;

- alterazioni genetiche;

- traumi derivanti da rapporti sessuali;

- visite o interventi chirurgici ginecologici.

 

Questo disturbo può anche essere causato da abitudini quotidiane come l’andare in bicicletta, l’indossare indumenti troppo stretti o, a volte, anche stando semplicemente sedute.

Può associarsi a disturbi vescicali e/o uretrali. In generale la sua presenza può generare nelle donne che ne sono colpite irritabilità, depressione e frustrazione che vanno a incidere nei rapporti con gli altri e nella sfera sessuale.

 

La durata del dolore nel tempo (cronicizzazione) e/o il bruciore sembrano riconducibili ai seguenti fenomeni:

    - stimolazione eccessiva di alcune cellule del sistema immunitario, chiamate mastociti, responsabili di una risposta immunitaria atipica che causa irritazione locale

    - stimolazione indiretta dello sviluppo di terminazioni nervose, che controllano la percezione del dolore

Il dolore vulvare, a sua volta, può facilitare una contrazione muscolare sia a livello del pavimento pelvico, sia a livello della muscolatura vaginale creando un circolo vizioso che alimenta i disturbi. Tutti questi fenomeni, che interessano congiuntamente il sistema immunitario, muscolare, vascolare e nervoso, sembrano essere responsabili dell’aumento e del prolungamento della percezione dolorosa, anche a seguito di stimoli modesti.

COME SI PUÒ CURARE LA VULVODINIA ?

La prima precauzione da prendere in presenza di vulvodinia è cercare di evitare i comportamenti in grado di scatenare il dolore, preferire l’utilizzo di abbigliamento intimo in cotone o, meglio, in fibroina di seta medicata, e optare per indumenti più ampi e per assorbenti in cotone. Da evitare sono i detergenti mentolati e profumati.

In caso di dubbio, in presenza dei sintomi propri della vulvodinia, è utile rivolgersi al proprio medico o a un ginecologo che saprà valutare la situazione e individuare il migliore trattamento.

Tra le opzioni di cura possono esserci farmaci antidolorifici o creme ad azione anestetica locale.

In presenza di un’alterazione spastica della muscolatura perineale-vulvare viene consigliata la riabilitazione del pavimento pelvico anche in associazione a miorilassanti.

 

Convivere con un dolore cronico è sempre molto difficile, nello specifico la vulvodinia può condizionare le relazioni e ridurre il desiderio sessuale. Fra le complicazioni ad essa dovute ci sono ansia, depressione e peggioramento della qualità della vita. 

 

 

La vulvodinia è una condizione complessa difficile da accertare (diagnosticare). Una parte importante del percorso di cura consiste nel parlare con la persona che ne soffre spiegandole le possibili cause e le caratteristiche del suo disturbo in modo da renderla consapevole delle diverse possibilità di cura che possono aiutarla a ridurre la frequenza e l’intensità delle sensazioni dolorose. Il medico di riferimento per la vulvodinia è il ginecologo.

Per accertare la vulvodinia il medico si informa sui problemi di salute presenti e passati della persona, effettua la visita specialistica e, se lo ritiene necessario, esegue un tampone vaginale per escludere possibili infezioni causate dal fungo candida albicans o da altri microorganismi. È possibile confermare la presenza di vulvodinia solo dopo aver escluso altre possibili cause del dolore quali, ad esempio, un’infiammazione o un’infezione vulvo vaginale che, al contrario della vulvodinia, causano segni e lesioni visibili. In questi casi, infatti, il dolore vulvare si presenta in associazione a gonfiore e arrossamento dei tessuti o a perdite vaginali che oltre alle infezioni possono essere causate anche da ipersensibilità a qualche crema o detergente (dermatite da contatto). Nella menopausa il dolore può essere dovuto alla secchezza delle mucose vulvo-vaginali provocata dalla riduzione del livello di estrogeni. Più raramente, il dolore può essere dovuto a infezioni ripetute da herpes genitalis, alla malattia di Behçet (una condizione dei vasi sanguigni che può causare ulcere genitali), alla sindrome di Sjögren (una malattia del sistema immunitario che può causare secchezza vaginale), alla fibromialgia (una malattia del sistema immunitario che causa dolori muscolari, nervosi e tendinei).

Prima di curare la vulvodinia, pertanto, è sempre opportuno accertare la natura del dolore perché è possibile che sia causata da una combinazione di più fattori. 

 

È importante cercare un aiuto medico esperto per escludere altre cause responsabili del dolore e ricevere un consiglio sui migliori accorgimenti da adottare perché è improbabile che la vulvodinia guarisca spontaneamente.

Alcuni trattamenti combinati con piccoli accorgimenti possono alleviare i disturbi della vulvodinia e ridurre il suo impatto sulla vita delle donne che ne soffrono.

 

Cura di sé

Alcuni aspetti legati alla cura di sé, spesso ritenuti marginali, possono aiutare a ridurre al minimo gli stimoli irritativi e prevenire, o controllare, il dolore vulvare cronico.

Includono:

   -  indossare biancheria intima di cotone bianco ed evitare indumenti troppo aderenti  

  -  non indossare biancheria intima di notte;

 - evitare prodotti profumati per l'igiene intima, scegliere detergenti d elicati ed emollienti;

  -  utilizzare solo assorbenti igienici esterni, preferibilmente di cotone

 - usare i lubrificanti suggeriti dal medico per agevolare i rapporti sessuali

 - evitare le attività fisiche che causano sfregamento della vulva, ad esempio equitazione, cyclette o spinning

 - applicare della vaselina come protezione dal cloro, prima di nuotare in piscina

 - essere consapevoli che anche lo stress può causare o peggiorare la vulvodinia

 - utilizzare un cuscino a forma di ciambella, nel caso la vulvodinia si associ a dolore quando si è seduti.

 

Farmaci

 

Le terapie farmacologiche più utilizzate sono gli antidepressivi ciclici e gli anticonvulsivanti. A piccole dosi, possono interrompere i circuiti del dolore cronico e la maggiore sensibilità delle terminazioni nervose. Qualora il medico ritenesse opportuno prescrivere tali farmaci informerà la donna dei possibili effetti indesiderati (effetti collaterali) e concorderà con lei le modalità di assunzione.

Si possono applicare anestetici locali, come la lidocaina sotto forma di gel o crema, direttamente sulla vulva per alleviare temporaneamente il dolore, soprattutto prima dei rapporti sessuali. È importante ricordare che la lidocaina può danneggiare il lattice dei profilattici per cui nel caso si ricorra a creme o gel a base di lidocaina occorre sempre utilizzare preservativi privi di lattice. I lubrificanti vaginali e l’idrogel sono prodotti da banco che possono essere consigliati dal medico per lenire l'area e aiutare a idratare la vulva in caso di secchezza.

È UTILE LA  PSICOTERAPIA ?

La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC), che ha lo scopo di aiutare a gestire i problemi personali cercando di modificare il proprio modo di pensare e agire, può aiutare le donne ad affrontare l'impatto che la vulvodinia ha sulla loro vita. La consulenza psicosessuale è utile quando il dolore condiziona l'intimità all’interno della relazione, perché ha lo scopo di affrontare problemi come la paura e l'ansia nel sesso e di ristabilire una relazione fisica con il proprio partner.

QUAL' È IL RUOLO DELLA FISIOTERAPIA ?

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L' iper-contrattilità (anche detta over-active) vulvo-perineale può essere una delle cause della vulvodinia; in caso contrario il dolore vulvare, a sua volta, può provocare un ipertono muscolare a livello del pavimento pelvico, creando un circolo vizioso che alimenta i disturbi, chiamato retroalimentazione del dolore a carico del sistema nervoso centrale. Tutti questi fenomeni, uniti tra loro, sono responsabili della cronicizzazione della vulvodinia.

L'ipertono è una condizione che comporta la perenne contrazione dei muscoli del pavimento pelvico arrivando poi all'indebolimento degli stessi. Spesso la contrazione avviene in risposta a un'infiammazione che è stata mantenuta per tanto tempo. L'ipertono non danneggia solo i muscoli di cui è responsabile ma anche i nervi, in quanto la contrazione "soffoca" i tessuti e non ne permette la corretta ossigenazione.

Il trattamento conservativo e quindi fisioterapico della vulvodinia consiste nella rieducazione sensitivo-motoria della muscolatura e nella pain education, strategie attraverso esercizi e posture che distraggono l'attenzione dal dolore. Attraverso l'utilizzo della Neuromodulazione possiamo gestire o addirittura inibire il dolore; Vengono utilizzate anche altre terapia ad alta tecnologia come la tecarterapia che grazie all' effetto termico rilassa la muscolatura. Si integrano in oltre diverse tecniche manuali fasciali intracavitarie ed extracavitarie; A volte viene consigliato l' uso di dilatatori vaginali nell'ultima fase di trattamento per ripristinare l'attività sessuale gradualmente.

 

Il team di Fisioclinik è esperto nel campo della riabilitazione del pavimento pelvico e per questo ci occupiamo anche di vulvodinia. Utilizziamo come base fondamentale del percorso  l'esercizio terapeutico e la pain education per la gestione del dolore, integrato a tutte le tecniche e terapie scientificamente più efficaci.

Ci avvaliamo dei percorsi scientificamente validati di FISIOWARM per l' utilizzo della tecarterapia. Se vuoi approfondire l' argomento clicca qui.

Le refererenti per la fisioterapia del pavimento pelvico sono la Dott. ssa Arianna Mugnai e la Dott.ssa Silvia Aroni.

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